
Venerdì 28 marzo, ore 17,15 Nella Sala degli Arazzi della Prefettura di Siena, gentilmente concessa dal Sig. Prefetto,
avrà luogo l’incontro
Le vigne degli Etruschi e l’identità vitivinicola di Siena
La parola agli archeologi
Interverranno:
ANDREA CIACCI, Università di Siena
SILVIA PALLECCHI, Università di Genova
L’incontro illustrerà come gli Etruschi coltivavano la vite nel territorio di Siena e le prospettive aperte dalle ricerche in corso.
Negli ultimi quindici anni, le ricerche archeologiche condotte nell’area della città hanno confermato e messo in luce con una certa evidenza le antiche origini etrusche e romane di Siena. Le ipotesi ricostruttive elaborate per le varie fasi di vita della città riguardano sia le aree costruite, analizzate nella loro forma, estensione e organizzazione interna, sia le aree verdi che sicuramente corredavano l’antico abitato. Una carta del rischio archeologico, appositamente elaborata, ha consentito di individuare nell’area del Terzo di Città, una serie di zone nelle quali è maggiore la probabilità che il sottosuolo abbia conservato tracce di questi antichi spazi verdi. In queste aree, l’esecuzione di appositi scavi stratigrafici, che prevedano adeguate strategie di campionamento, potrebbe consentire il recupero di reperti archeobotanici in grado di portare nuova luce sulle antiche coltivazioni praticate a Siena, tra cui certamente la vite.
Le molecole biologiche vegetali, come quelle umane, rappresentano infinitesimali capsule del tempo contenenti informazioni genetiche ognuna con la sua testimonianza di un passato distante. Lo studio del DNA in archeologia rappresenta dunque una frontiera comune tra archeologi, botanici e genetisti dove confrontarsi su temi emergenti.
Dopo progetti incentrati sulla vite selvatica nei siti archeologici dell’Etruria che hanno portato all’identificazione di piante rinselvatichite anticamente coltivate ancora presenti accanto a centri produttivi etruschi e romani, la ricerca ha mirato al territorio urbano di Siena e ai suoi vitigni ancora coltivati all’interno del perimetro urbano o nei suoi pressi.
La scarsità di ritrovamenti di anfore per il periodo etrusco e romano porta a ritenere che il vino fosse prodotto da vitigni coltivati nei pressi della città, una città che, è stato stimato, poteva contare una popolazione intorno alle quattromila anime.
I primi risultati hanno permesso di evidenziare un gruppo di vitigni di alto interesse o perché a rischio di estinzione o perché geneticamente non ancora riconosciuti e ancora in fase di studio, potenzialmente importanti anche a fini produttivi. Le ricerche hanno messo in luce, per la prima volta, un patrimonio di biodiversità viticola inaspettato e ancora presente negli spazi verdi coltivati all’interno delle mura e nelle colture promiscue di orti e vigneti nell’immediato suburbio e che, ancora tra Ottocento e Novecento, mostravano significativi elementi di continuità con l’età medievale. Le forme colturali ancora messe in pratica richiamano l’antichissima tradizione etrusca della vite maritata a sostegno vivo, definita localmente “testucchio”.
Incontro di grande interesse, dunque, anche per le prospettive che dischiude per la produzione di un ‘vino di Siena’ in senso stretto.
La collaborazione del nostro Istituto Superiore di Studi Musicali ha assicurato intermezzi musicali con esecuzioni a cura di Valentina Saccone, soprano, e Carlotta Salvini, chitarra.