In ricordo di Italo Moretti

Martedì, 5 Aprile 2022

Stringendosi nel dolore con la famiglia i docenti e il personale tecnico e amministrativo del Dipartimento di scienze storiche e dei beni culturali commemorano con commossa partecipazione la figura e l'opera del prof. Italo Moretti che per tanti anni ha insegnato prima presso la Facoltà di Lettere e Filosofia della nostra Università e poi, negli ultimi anni della sua lunga carriera, presso il nostro Dipartimento.

 

Un sentito ricordo dello studioso e del professore nelle parole di Fabio Gabbrielli

 

Italo Moretti, nato a Firenze il 12 settembre 1937, dalla fine degli anni Settanta ha insegnato Storia dell’urbanistica, Storia dell’architettura, Storia del paesaggio e Storia della città e del territorio presso la Facoltà di lettere e filosofia del nostro ateneo, poi Dipartimento di scienze storiche e dei beni culturali. I suoi interessi scientifici, prevalentemente incentrati sul territorio toscano, spaziavano dall’architettura ospedaliera a quella eremitica e mendicante, dall’architettura fortificata alle ‘terre nuove’, dall’architettura rurale ai tessuti urbani medievali, con occhio sempre attento all’interazione tra le testimonianze architettoniche, in primo luogo intese come documenti storici, e le più ampie dinamiche di ordine territoriale: dalla toponomastica alla viabilità, dall’ambiente naturale al paesaggio umanizzato. Ma il suo cuore batteva, innanzi tutto, per l’architettura romanica: pioneristici i suoi studi, sempre a carattere territoriale e talvolta in collaborazione con altri, su ampie fette della Toscana poco o per nulla interessate, fino a quel momento, da indagini storico-architettoniche a carattere estensivo: dal contado fiorentino a quello senese, dal Chianti all’Isola d’Elba, dal Valdarno alla Val di Cecina, dall’Amiata alla Valdelsa. La cartina allegata alle Rationes decimarum della Tuscia, con i suoi quattromila enti ecclesiastici di fine Duecento e primi Trecento, era la sua guida di viaggio ordinaria anche quando non andava ‘per pievi’.  Uno studioso capace di mettere in relazione, con chiarezza e semplicità espositiva, temi e competenze di diversa tradizione accademica ma di sostanziale contiguità storica. Un’apertura che rispecchiava il suo modo di essere: gentile, affabile, delicatamente ironico e capace di dialogare con tutti. All’ultima sua fatica, una poderosa ricerca sull’architettura dell’ordine vallombrosano in Toscana, ha continuato a lavorare, con la solita passione, serietà e competenza, fino agli ultimi giorni.