In ricordo di Pino Pucci

Mercoledì, 17 Febbraio 2021

Ieri è improvvisamente scomparso Giuseppe (per tutti Pino) Pucci, per molto anni titolare della cattedra di Archeologia e storia dell’arte greca e romana presso l’Università di Siena. Stringendosi nel dolore con la famiglia lo ricordiamo con uno scritto di Franco Cambi.

 

Pino Pucci e il senso della vita

Otium ac studium: lo svago intellettuale e l’applicarsi. In queste due parole, lontane e vicinissime, si condensa il senso della vita in Pino Pucci, che oggi, con dolore, salutiamo. Forse non a caso Cicerone, nella pro Archia, congiunse strettamente (con “ac”) i due concetti, volendone far intuire le innumerevoli declinazioni. Forse, non è casuale neanche il fatto che l’otium del piacere di leggere, di scrivere, di espandere interessi e curiosità intellettuali sia preposto al bonario richiamo all’approfondire, sviscerare, entrare nell’anima delle cose e delle idee.

Pino Pucci lo ricorderemo certamente come l’esegeta della produzione-circolazione-consumo di ceramiche fini da mensa (la “terra sigillata italica”) tra tarda età repubblicana e prima età imperiale, categorie squisitamente archeologiche da lui sistematizzate in opere e in strumenti tipologici con i quali non cesseremo mai di confrontarci. Lo ricorderemo per i suoi innovativi approcci al tema del lavoro nel mondo antico, con il passare del tempo sempre più arricchiti da visioni dei problemi antropologiche oltre che archeologiche. Per molti anni, a Siena, Pino è stato il vero ponte tra la scuola archeologica quale era venuta configurandosi tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta e il rivoluzionario gruppo di antropologi del mondo antico che si era, nel frattempo, raccolto attorno a Maurizio Bettini. Nel tempo, forse, fu quella la dimensione a lui più familiare dal punto di vista della ricerca e del soddisfacimento dei suoi variegati interessi intellettuali. La capacità, direi anche l’entusiasmo, nel coniugare i documenti archeologici con i loro riverberi antropologici lo portò a insegnare anche in mete lontane, alla Getty Foundation e in Giappone.   

A Siena, dopo alcuni anni da assistente di ruolo presso la Cattedra di Archeologia tenuta da Andrea Carandini, Pino era succeduto a Filippo Coarelli nell’insegnamento di Antichità greche e romane. Successivamente divenne titolare della Cattedra di Archeologia e storia dell’arte greca e romana.

Pino seppe raccogliere le sfide del tempo e seppe, soprattutto, incarnare con sensibilità la figura del Docente di Archeologia Classica. Credo che la parola che meglio rappresenta, in questo momento di dolore, il sentimento dei suoi molti allievi sia: gratitudine. Gratitudine non solo per la ricchezza dei suoi memorabili corsi sull’arte augustea o sulle arti del fuoco ma soprattutto per la sua umanità nel diffondere sapere dosando leggerezza e profondità (otium ac studium).

Pino è stato anche un marito e un padre affettuoso e presente e ci stringiamo tutti a Mara e a Ledio in questo tristissimo momento.

 

Old teachers never die, they just lose their class. Questa scritta figurava sull’esterno di un mug per il thè che lui teneva sul suo tavolo come portapenne, una scritta sulla quale generazioni di studenti hanno posato gli occhi, sostenendo l’esame con lui. Ma forse non è vero, Pino. Le classi sono passate, la tua classe di studioso e di intellettuale è rimasta intatta fino in fondo.