Le ricerche dell’area archeologica del DSSBC si articolano nei cinque principali ambiti della Preistoria e protostoria, dell'Archeologia classica, dell'Archeologia medievale, delle Metodologie archeologiche e della Topografia archeologica. A questi si aggiungono alcuni ambiti trasversali che caratterizzano fortemente le ricerche dei docenti dell’area archeologica dell’Università di Siena: l’Archeologia dei paesaggi, l’Archeologia dell’architettura e l’Archeologia della produzione.
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Archeologia classica
Per l’ambito classico le principali ricerche dei docenti dell’area archeologica si concentrano intorno a diverse regioni geografiche e assi tematici. I grandi cantieri di scavo degli anni Ottanta, in particolare quello della Crypta Balbi, hanno segnato le fondamentali linee della ricerca sull’archeologia urbana, la topografia di Roma, la cultura materiale, l’archeologia dell’architettura antica. Le ricerche a Roma sono proseguite anche negli anni successivi, continuando a indagare gli isolati del Campo Marzio (Porticus Minucia) e, infine, nel 2016 si sono focalizzate sul Palatino, in particolare la Domus Tiberiana, considerata il primo fra i palazzi imperiali.
In Italia, le ricerche e scavi del dipartimento si concentrano soprattutto su due siti: Populonia, della quale da lungo tempo vengono indagate e studiate l’acropoli, le mura, l’area portuale, l’architettura, l’urbanistica, gli apparati decorativi, le attività estrattive e metallurgiche; Roselle, dove, grazie a una recente convenzione con la Soprintendenza, si effettuano scavi in aree finora mai indagate al di fuori del centro monumentale.
Una parte importante delle ricerche riguarda l’archeologia del Mediterraneo. In diversi paesi si svolgono numerosi scavi e prospezioni, soprattutto di ambito urbano, in Marocco, Grecia, Egitto. Queste ricerche esplorano i caratteri delle varie società e culture, nonché le loro contaminazioni e interrelazioni, in relazione all’urbanistica, l’architettura, le produzioni, i commerci di ambito greco, tolemaico ed ellenistico, berbero e indigeno, romano e tardo-antico.
Archeologia tardoantica e bizantina
Le ricerche nell’ambito dell’archeologia tardoantica e bizantina si focalizzano sulle grande e complessa trasformazione vissuta dall’Italia e dal Mediterraneo indicativamente tra IV e VII secolo dopo Cristo. Un periodo segnato da un lato dalla crisi progressiva del sistema imperiale romano e dall’altro dalla nascita di un “mondo nuovo”, caratterizzato da nuovi centri direzionali (Costantinopoli), da nuove forme urbane, da un nuova organizzazione economica, da nuovi sistemi difensivi e, soprattutto, da nuovi modi di pensare e di vivere.
La Tarda Antichità e il mondo bizantino si rivelano in questo un oggetto di studio tanto intrigante quanto complesso da affrontare, giacché ad ogni elemento di “novità” corrispondono indicatori archeologici specifici, che possono essere individuati e studiati. Nel DSSBC lo facciamo attraverso scavi in ambiente urbano (Porticus Minucia a Roma e Quartiere Bizantino del Pythion a Gortina di Creta) e in ambiente extraurbano (villa/mansio di Vignale), attraverso progetti di studio focalizzati su una lettura in chiave archeologica e su una mappatura territoriale di alcune delle principali fonti letterarie dell’epoca (Mappatura della guerra nell’Italia tardoantica e bizantina) e attraverso studi sulla produzione, circolazione e consumo dei manufatti in contesti di epoca tardoantica e bizantina.
Metodologia della ricerca archeologica
Quella delle metodologie archeologiche è un ambito di ricerca che da molti decenni caratterizza l’archeologia senese nel panorama italiano e internazionale. Nel solco della riflessione di Ranuccio Bianchi Bandinelli, hanno infatti insegnato alcuni personaggi chiave nel rinnovamento metodologico e operativo dell’archeologia italiana negli ultimi decenni del Novecento: tra gli altri, Andrea Carandini, Riccardo Francovich, Giuseppe Pucci e Daniele Manacorda. A Siena sono stati organizzati il primo convegno internazionale sulle modalità del lavoro archeologico sul campo e una importante serie di summer school, tenute nella storica sede della Certosa di Pontignano, che hanno rappresentato un punto di riferimento di assoluto rilievo internazionale.
In anni più recenti, Siena è stata – e continua oggi a essere – il luogo della sperimentazione applicativa delle nuove tecnologie, il luogo della riflessione teorica e metodologica sui modi della produzione della conoscenza archeologica e il luogo della sperimentazione di nuovi linguaggi comunicativi in ambito archeologico.
Le teorie e i metodi dello scavo archeologico, l’archeologia dei paesaggi, l’archeologia urbana, l’archeologia dell’architettura, l’archeologia della produzione – tutte declinate nei diversi ambiti cronologici, dalla preistoria all’età moderna – sono altrettante aree che vedono impegnati docenti, personale tecnico-scientifico e studenti in attività di ricerca e di didattica sul campo e nei numerosi laboratori del Dipartimento.
Archeologia dei paesaggi
La Archeologia dei paesaggi, afferente al settore delle Metodologie della ricerca archeologica, nasce in seguito al radicamento degli approcci stratigrafici nell’archeologia italiana, a partire dai primi anni ’80. Essa non sarebbe esistita senza l’interesse a considerare anche gli spazi e i contesti, oltre agli insediamenti, come realtà pluristratificate e senza la contaminazione con le esperienze delle scienze geografiche, particolarmente di ambito anglosassone e francese.
La Archeologia dei Paesaggi senese cresce con progetti legati a temi di ricerca prevalenti in quegli anni: la romanizzazione, le ville, le case etrusche, i castelli e le abbazie medievali. La riflessione teorica e metodologica sugli approcci, sui protocolli di indagine, sulle applicazioni tecnologiche ha sempre accompagnato il procedere dei progetti. Al tempo stesso non è mai venuta meno la fase di elaborazione didattica avanzata, sia come sperimentazione sul campo e in laboratorio sia dal punto di vista della edizione di specifici manuali universitari.
Negli anni, sono stati svolti progetti in Maremma, nel monte Amiata, nel territorio di Brindisi, in Sicilia (territorio di Segesta), nel territorio di Populonia e della Val di Cornia, nell’arcipelago Toscano.
Sul versante della tutela preventiva del patrimonio culturale, contributi significativi sono stati dati, per la componente “Archeologia”, alla Valutazione di Impatto relativa al progetto di adeguamento del Corridoio Autostradale Civitavecchia-Rosignano negli anni 2003-2006 e al Piano di Indirizzo Territoriale della Regione Toscana (anni 2011-2015).