(estratto da G. Cherubini, La tavola delle possessioni del Comune di Siena, “Rivista di storia dell’agricoltura”, XIV (1974), n. 2, pp. 5-14 (Disponibile integralmente in rete su Academia.edu La Tavola delle Possessioni del Comune di Siena [RSA 1974-2])
“ La Tavola delle possessioni fu il risultato di una vasta opera di catastazione messa in opera dall'oligarchia mercantesca al potere in Siena all'inizio del Trecento. Decisa l'istituzione della Tavola , furono create delle commissioni che, sparse in ogni parte del territorio, nella città come nelle campagne, provvedessero alla individuazione, alla misurazione e alla stima di tutti i beni immobili, dai terreni alle case, dalle capanne ai mulini e ai castelli. Gli innumerevoli dati così raccolti nel corso di circa due anni (1317-1318) furono trasfusi in oltre cinquecento registri «in folio» di una cinquantina di carte ciascuno che costituirono il materiale per la compilazione della Tavola vera e propria, registri preparatori che chiameremo indifferentemente anche Tavolette , per distinguerli dai veri e propri registri della Tavola , dei quali parleremo più avanti)
Ogni commissione di rilevazione comprendeva alcuni agrimensori e un notaio. Ai tecnici e al notaio, che erano forestieri, si accompagnavano in genere dei testimoni del luogo, dei quali ci si serviva evidentemente per identificare con sicurezza i proprietari dei singoli appezzamenti e la toponomastica minore.
Le particelle venivano descritte minuziosamente una per una. Di ciascuna si dava il nome del proprietario con il luogo cui abitava, una sommaria indicazione relativa alla coltivazione e all'ubicazione, i nomi dei proprietari confinanti, la forma di conduzione (ma in qualche registro preparatorio questa venne tralasciata), la misura in statori e tavole (1 staiore = 100 tavole) e, infine, la stima. A fianco di ciascuna descrizione veniva di solito scritto il nome del tecnico che aveva proceduto alla rilevazione.
Sulla coperta pergamenacea di ciascun registro venne scritto dopo la redazione, in cifre romane, un numero di matricola. Di questi numeri, in genere ancora leggibili, la moderna numerazione archivistica dell'Archivio di Stato di Siena ( Estimo , nn. 145-240) ha tenuto conto per quanto riguarda la progressione e la loro conoscenza è ancora indispensabile per fare quei raffronti tra i registri preparatori e i volumi finali della Tavola di cui parleremo.
Dopo il faticoso e lungo lavoro di identificazione dei singoli appezzamenti e dei singoli beni immobili portato innanzi dalle varie commissioni secondo criteri « topografici », cioè descrivendo le proprietà popolo per popolo e curia per curia, fu necessario raggruppare sotto il nome di un singolo proprietario tutte le sue proprietà, sparse magari in un numero notevole di località. La consistenza patrimoniale di ognuno sarebbe stata così accuratamente accertata e le imposte avrebbero potuto essere applicate con sicurezza. Si stese perciò un volume di dimensioni notevolmente più ampie dei registri preparatori, per ogni comune, popolo o gruppo di popoli del contado o per ogni libra cittadina (tipo di circoscrizione amministrativa in cui fu ripartita la città), nel quale vennero registrati i nomi degli abitanti del comune o popolo di contado o della libra cittadina, seguiti dall'elenco di tutti i loro beni. Le particelle di terra o gli immobili furono raccolti sotto ogni singolo titolare di «posta» in base ai dati dei registri preparatori. Anche in questa seconda trascrizione si ebbe cura di indicare, per ogni appezzamento, il tipo di terreno, i confinanti, l'ubicazione, la misura, la stima, ma si tralasciò, invece di segnalare il modo di conduzione. Ci si preoccupò inoltre di indicare ogni volta il numero del registro preparatorio in cui il bene era stato descritto (da ciò la necessità di conoscere la vecchia numerazione delle Tavolette).
In fondo all'elenco dei beni di ogni proprietario fu fatta la somma del loro valore, ma si ebbe cura di lasciare, fra l'uno e l'altro iscritto, delle pagine bianche, per avre la possibilità di aggiungere altri beni o i nomi di proprietari. Per circa un decennio dopo la sua compilazione, si ebbe infatti l'ambizione di registrare sulla Tavola anche i passaggi di proprietà. Questa serie di cancellature e di spostamenti di appezzamenti da un proprietario all'altro (con la conseguente cancellatura del primo totale e la sua sostituzione con un totale nuovo) rende particolarmente difficoltoso l'uso dei grossi volumi della Tavola e richiede una vigilanza costante e continui e faticosi controlli sia tra patrimoni di singoli proprietari che tra descrizioni di singoli appezzamenti nella Tavola e descrizioni dei registri preparatori.
Come abbiamo già anticipato, la città fu divisa, per comodità amministrativa, in libre , comprendenti un numero variabile di «popoli» o di «contrade» oppure di loro frazioni. Per ciò che riguarda invece il contado, un volume di cinque-seicento carte fu sufficiente per un comune di media importanza, oppure per la descrizione dei beni dei contadini di tre-quattro comunelli o delle zone in cui i contadini erano in prevalenza dei nullatenenti. Per i comuni più grandi e per quelli in cui la proprietà contadina era fortemente rappresentata ci vollero invece due o anche tre volumi. Per il contado i volumi rimastici sono 92, per la città 50 (questi ultimi erano originariamente una decina di più), mentre in un volume sono registrate le proprietà dei «nobili del contado», in un altro, ora perduto e denominato Tavola degli ignoti , erano, presumibilmente, raccolte le descrizioni di quei beni immobili di cui non si era riusciti ad appurare con certezza il proprietario. Se esso veniva successivamente identificato, le particelle venivano riportate sotto il suo nome nel relativo volume della Tavola .”
- Luciano Bianchi La Lira, la Tavola delle possessioni e le preste nella Repubblica di Siena, “Archivio Storico Italiano”, VII (1868), pp.53-88
- L. Imberciadori , Il catasto senese del 1316, in Archivio “ Vittorio Scialoja ” per le consuetudini giuridiche, agrarie e le tradizioni popolari, VI (1939), pp.154-168;
- E. Fiumi, L’imposta diretta nei comuni medievali della Toscana, in Studi in onore di Armando Sapori, Varese-Milano, 1957, p. 327-335.
- U. Sorbi, Aspetti della struttura e principali modalità di stima dei catasti senese e fiorentino del XIV e XV secolo, Firenze 1960, passim;
- W. Bowsky, The ‘Buon Governo’ of Siena 1287-1355: A Medieval Oligarchy, “Speculum”, XXXVII (1962), pp. 368-381 alle pp. 375-378
- W. Bowsky, The Impact of the Black Death upon Senese Government and Society, «Speculum», XXXIX (1964), pp. 1-34, alle pp. 6-7, 9-10.
- W. Bowsky,. Cives Silvestres: Sylvan Citizenship and the Sienese Commune (1287-1355), “Bullettino senese di storia patria”, LXXII, (1965), p. 1-13.alle pp. 7-8
- G. Cherubini, Proprietari, contadini e campagne senesi all’inizio del Trecento, in ID., Signori, contadini, borghesi. Ricerche sulla società italiana del basso Medioevo, ivi 1974, pp. 229-311;
- G. Cherubini, La tavola delle possessioni del Comune di Siena, “Rivista di storia dell’agricoltura”, XIV (1974), n. 2, pp. 5-14 (in rete Academia.edu La Tavola delle Possessioni del Comune di Siena [RSA 1974-2])
- La proprietà fondiaria in alcune zone del territorio senese all’inizio del Trecento “Rivista di storia dell’agricoltura, XIV (1974), n. 2” [il fascicolo, interamente dedicato all’Estimo senese, è intitolato]: [ed è formato da]: G. Cherubini, La tavola delle possessioni del Comune di Siena, pp. 5-14, G. F. Indirizzi, Vagliagli, Ripa e Dievole (Chianti), pp. 15-36, A. Lachi, Quercegrossa, pp. 37-60, P. Biagini, Pontignano, Misciano e Chieti (Chianti), pp. 61-79, C. Mandriani, Arbiola e Collanza, nelle Masse di S. Martino ( Val d’Arbia), pp. 8l-91, L.Con, Castelnuovo Tancredi (già Castelnuovo Guglieschi), pp. 93-111, A. Caldelli, San Giovanni d’Asso, pp. 113-129, G. Tacchetti, San Quirico d’Orcia (anticamente San Quirico in Osegna), pp. 131-148, V. Gelli, Montarrenti (Val di Merse), pp. 149- 164, P. Lorenzini, San Giovanni a Molli (Montagnola), pp. 165-176.
- I proprietari di beni immobili e di terre a Siena intorno al 1320 (dalla Tavola delle possessioni), in Ricerche storiche, V (1975), pp. 355-510 [saggio formato da]: G. Cherubini, Introduzione, pp. 357-363, P. Lorenzini, I proprietari delle Libre di San Pellegrino, San Paolo, Aldobrandino del Mancino e Aldobrandino Manetti, pp. 364-380, L. Conti, Porta all’Arco, pp. 381-395, V. Gelli, San Quirico in Castelvecchio e Stalloreggi di dentro, pp. 395-406, G. Tacchetti, Porrione, San Maurizio a lato della Chiesa, San Maurizio a lato dei Pagliaresi, Cartagine, pp. 407-417, A. Lachi, Malcucinato, Rialto, Salicotto di sopra e Salicotto di sotto, pp. 418-426, A. Caldelli, San Cristoforo a lato della Chiesa e San Cristoforo a lato dei Tolomei, pp. 427-438, C. Mandriani, San Donato a lato dei Montanini, San Donato a lato della Chiesa, San Donato di sopra e San Donato di sotto, pp. 439-454, P. Biagini, Sant’Egidio a lato dei Malavolti, Santo Egidio a lato dei Rustichetti, Sant’Andrea a lato della piazza, pp. 455-470, G. F. Indirizzi, Santo Stefano a lato della Chiesa, Santo Stefano a lato dei Benucci, la Magione dei Tempio, pp. 471-482.
- W. M. Bowsky, Le finanze del Comune di Siena 1287-1355, Firenze 1976, pp. 118-131.
- D. Balestracci, G.Piccinni, Siena nel Trecento. Assetto urbano e strutture edilizie, Firenze, 1977.
- R. Farinelli, A. Giorgi, "La 'Tavola delle possessioni' come fonte per lo studio del territorio: l'esempio di Castelnuovo dell'Abate" in A. Cortonesi (a cura di), La Val d'Oria nel medioevo e nei primi secoli dell'età moderna, Roma: Viella, 1990, p. 213-256.